C’è una serie di cartoni che segue Giovanni con molto divertimento, si chiama We Bare Bears (Siamo solo orsi). Ci sono questi tre orsi che vivono sempre insieme e se si spostano lo fanno l’uno sopra l’altro, formando una “pila di orsi”.

C’è Grizzly che vuole fare amicizia con tutti, fa casino e pensa solo a divertirsi. C’è Panda che è tenero e insicuro, molto tecnologico, spesso con lo smartphone in mano, perennemente in cerca di una ragazza ma gli va sempre male. Poi c’è Orso Bianco, di poche parole, karateka, cuoco, sicuro e posato, parla in terza persona e spesso risolve i problemi in modo rapido e sbrigativo. Sono tre fratelli adottivi, ma secondo me rappresentano tre aspetti del carattere dei maschietti, soprattutto adolescenti o giù di lì.

“Se guardo Orso Bianco penso a te”, mi dice Giovanni. E la cosa mi stupisce, perché mi ritrovo un po’ in tutti ed in nessuno. Studio Orso Bianco per capire come mi vede mio figlio.

E lo guardo, questo ometto, e piano piano mi rendo conto che quei tre orsi stanno crescendo anche dentro di lui. Mi viene da abbracciarlo e lo faccio a lungo, perché fra un po’ mi potrebbe scansare con imbarazzo. E allora povero vecchio orso.

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