Nei miei sogni sono sempre in viaggio. Chissà se succede anche a voi.
Forse, se un sogno non contempla un viaggio, non vale la pena di essere ricordato, quindi alla fine mi sembra che i sogni siano tutti così.
Spesso gli scenari e i paesaggi ritornano, negli anni, e sono i più magici e suggestivi.

C’è la strada di paese che va giù in discesa verso una piazza antica, poi una periferia dalle case basse con tante colonne che non sostengono nulla, vicino ad una sala cinematografica enorme.
C’è il lungomare su una lingua di terra, mare a destra e mare a sinistra, con la macchia mediterranea bassa e irregolare.
C’è il traghetto che mi porta ad una isola veneziana sconosciuta, quando arrivi devi fare una lunga salita per entrare al paese antico, e non sembra più veneziana ma meridionale, e ci sono più case ammassate sulle curve che nella piazza in cima, su cui invece si apre un bosco.
C’è la metropolitana in una metropoli chiassosa, piena di gente, per arrivare alla stazione sotto terra devi scendere scale strette di metallo come quelle dei traghetti, e passare sotto tubi e strutture intrecciate di acciaio scuro.

Ecco, per la prima volta, in un sogno nel cuore dei miei 40, piuttosto che entrare in un treno affollato di cui non conoscevo con esattezza la meta, ho deciso di aspettare. Sono stato lì fermo, ho guardato chiudersi le porte, ho visto andar via i vagoni. Poi mi sono seduto a raccogliere le idee, a capire dov’ero e dov’ero diretto, ad aspettare il prossimo treno.

Vagare e spostarsi, vuol dire anche errare, che vuol dire anche sbagliare.
E in quanto sognatore errante, l’errore è sempre, costantemente, dietro l’angolo.
Ma fermarsi, mai.

Commenti