Ne sto leggendo tante su questa ragazza. Sulla sua voglia di studiare, sulla scelta proprio del venerdì per scioperare, sul fatto che sia o meno autistica, che abbia problemi personali o famigliari, che dimostri più o meno di 16 anni, sul suo sguardo e le sue trecce.

Ne sto leggendo tante sui temi ambientali in questi giorni: che dipenda dal popolo o dalle élite, che vale anche la carta buttata per terra oppure no, che conta essere vegani o vegetariani, che è stata colpa dei paesi colonialisti o che adesso è colpa di quelli in via di sviluppo, che le decisioni le dobbiamo promuovere oppure non le vogliamo subire.

Ora però, io più guardo Greta e più la ascolto e più penso una cosa. Che questa ragazza usa una retorica non banale, che parla l’inglese come fosse la sua lingua madre, che sa parlare in pubblico e sa pure scrivere. Non mi pare che gli serva a molto quel venerdì di scuola mancato.
Quella ha iniziato a protestare da sola, ieri ci sono state più di duemila manifestazioni nel mondo, e io continuo a chiedermi se avrebbe funzionato anche da noi, con un ragazzo o una ragazza seduti fuori dal Parlamento a Roma con un cartello di cartone.
Avrebbe avuto la perseveranza e gli strumenti per uscire fuori dai confini nazionali e parlare al mondo anziché al TG regionale? Sarebbe stato supportato dalla sua comunità, a partire dalla sua preside? E chi dovrebbe dare questi strumenti ai ragazzi?

Potete essere d’accordo o meno con lei, con quello che fa, su come lo fa, sul perché lo fa, su chi le permette di farlo, su chi la usa, ma Greta alla fine ci ha imposto più di un dibattito, con le competenze che ha già e con la sua storia personale: sull’ambiente, sulla rappresentanza del popolo, sulla maturità dei ragazzi e la loro istruzione, sul futuro.

Stiamo qui a mettere sotto la lente di ingrandimento il personaggio di turno, ci divertiamo a smontarne la credibilità e le motivazioni, investighiamo su chi c’è dietro, ma la cosa più interessante secondo me resta osservare la società che le sta davanti: quella scomposta, incattivita, col complesso di inferiorità, oppure esaltata, motivata e in cerca di eroi che reagisce alle sue parole.
E quella silenziosa, coscienziosa, lungimirante, che questi adulti di domani li mette al mondo, li fa crescere e li fa volare alti. In Svezia, come in Italia, sotto i riflettori, come nell’ombra delle fatiche quotidiane.

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