Ho sempre avuto un debole per i videoclip, sarà che sono cresciuto davanti a Videomusic. Quelli belli possono essere delle piccole opere d’arte, raccontano storie ed emozioni in pochi secondi e sono anche un terreno di sperimentazione e di fantasia eccezionali.
Poi ci sono i videoclip della musica elettronica. E lì resto proprio ipnotizzato. Il contrasto tra la musica e la storia può essere strepitoso.
Quando ho visto questo video, “Can’t do without you” di Caribou, nelle mie esplorazioni elettroniche di queste settimane, ho pensato che fosse una piccola metafora della vita, o delle novità che si possono affacciare nella nostra vita. All’inizio forse hai paura matta, poi magari ti rendi conto che non c’è nulla da temere e infine non fai in tempo a godertela, che tutto ė già volato via e rimani lì come un cretino. Quel pesce buffo e spaventoso che è il tempo che ci tocca vivere, non lo riesci ad afferrare, cambia colore degli occhi ogni volta che gli pare e va avanti per conto suo fregandosene di te. Nemmeno ti calcola, sei tu che te la canti e te la suoni: lo vedi terribile, lo vedi divertente, lo vedi andar via.
Trovare la malinconia nei videoclip di musica elettronica da discoteca è un contrasto che mi contorce lo stomaco dall’emozione, perché la trovi inaspettata e forse più vera. Forse mi conforta sussurrando che non puoi scrollarti di dosso la tua umanità nemmeno se la racconti con i sintetizzatori.
Non riesco a resistere alle cose fuori posto, come la lacrima in un clown, un dente storto, una signora in abito da sera sulla metro, o un post sulla malinconia scritto di sabato sera.

 

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