Il fatto è che quando si parla di età, le cifre tonde fanno effetto, ma anche quelle a metà non scherzano. Io oggi compio nove lustri e sto inebetito tra un quattro e un cinque senza riconoscere bene dove sono. Così ieri che ho avuto un po’ di tempo libero sono andato in soffitta dove ho quel marchingegno che mi ero riproposto di non usare più, eppure ci sono andato di corsa come se stessi per perdere un treno. Ho aspettato che moglie e figlio uscissero di casa, ho guardato tra le tapparelle la macchina andar via dietro la curva, poi sono scappato di sopra. Confesso che non mi ricordavo più tanto bene tutte le manovre, quindi ho dovuto ridare una letta al foglio di istruzioni. Nemmeno ricordavo più quanto fosse tradotto male, ma si sa che all’epoca, quando la comprai, le traduzioni dal cinese erano fatte con i piedi. Comunque, per farla breve, ho acceso tutto, ho attivato il meccanismo, ho atteso il tempo di carica, ho impostato la data e sono entrato. E niente, ho sempre quella brutta sensazione di nausea, quando finisce il trasferimento e arrivo al tempo di destinazione. Questa volta sono tornato ai miei 20. Perché ai 20 hai tutte le possibilità davanti e tutta la libertà che ti serve, ma non lo sai mica. Hai tutte le strade aperte ma ben poche responsabilità, se non quelle verso te stesso, quindi le tradisci tutte con estrema leggerezza. Potresti comportarti come un nobile spiantato che alloggia al Grand Hotel mangiando e bevendo e divertendosi oltre il dovuto, distribuendo “metta in conto”, che poi qualcosa ci si inventerà; per dire. Così sono tornato dove stavo all’epoca, per mettermi in guardia e incoraggiarmi e avvertirmi e minacciarmi e indirizzarmi; mi sono ritrovato esattamente dove mi ricordavo e quando ci siamo rivisti ci è preso un colpo. Lui mica è stato tenero con me e avrei apprezzato non avesse riso così tanto nel vedermi. Ma che ne sa lui di come ti cambia la vita, mica lo sa ancora, ed in fondo ero lì per quello. Però ci sono rimasto male lo stesso, così per dispetto pure io ci sono andato giù duro. Lui faceva finta che non gli fregava nulla e mi ha trattato come un invidioso di mezza età, però conoscendolo un po’ ho capito dallo sguardo che ci era rimasto male pure lui. Non ci sono mica riuscito, a fare pace, alla fine, anzi torno indietro con ancora qualche conto in sospeso. Forse era meglio se non ci andavo proprio. Comunque, sempre per farla breve, mi sono seduto lì a mettermi in guardia e incoraggiarmi e avvertirmi e minacciarmi e indirizzarmi. Pare che sia riuscito solo a minacciarmi, ma è già qualcosa. Quando sono tornato qui e ho chiuso tutto, l’ho fatto lentamente, come con un senso di sconfitta nel cuore, come se avessi perso tutta l’allegria. “Sarà il caldo”, mi sono detto, così sono tornato a mettermi sul divano con una birra. Ed è stata lí la sorpresa, nel vedere che mi era venuto a trovare il me novantenne. Ė arrivato vomitando e secondo me si era pure pisciato sotto, ma ho fatto finta di niente perché provavo un po’ di tenerezza. Mi sono stato ad ascoltare, non ho avuto il coraggio di chiedere nulla, che avevo una paura fottuta. Sono stato lì ad ascoltare la ramanzina e mi sono fatto spiegare un certo numero di cose sulle possibilità che svaniscono, sulle scelte e sui cambiamenti, sul perdono e sulle novità, e così via. L’ho lasciato un po’ fare, insomma, senza contraddirlo troppo, per paura che si agitasse e che gli prendesse un coccolone proprio lì vicino a me, che sarebbe stata una faccenda proprio spiacevole. Due palle. Gli ho offerto una birra, ma pare abbia smesso un po’ di tempo fa. Così niente, come è arrivato se ne è andato. Ci ho ripensato un po’ a quello che mi ha detto, che se ci sono delle cose fighe di me, derivano proprio da tutte le cose fuori norma e le cappellate che ho fatto e che ero andato a smorzare nel ventenne, e che dovrei godermele adesso, invece che stare a scassarmi da solo. Ci ho ripensato tipo tre o quattro minuti, tempo di finire la birra, poi ho messo Netflix. Ho visto un bel film su due Texas Rangers che davano la caccia a Bonny e Clyde, una storia vera di due che erano diventati troppo vecchi per fare il loro lavoro, ma ci riuscivano lo stesso perché odiavano ammazzare i criminali, ma alla fine quella era tutta la loro vita e forse l’unica cosa che gli riusciva bene. Uno dei due andava a pisciare ogni dieci minuti e l’altro era Kevin Kostner. Alla fine era un bel film, quindi l’ho visto tutto e mi sono dimenticato di tornare indietro a fare pace col ventenne. Forse alla fine dovrò fare pace pure con voi, nel qual caso ditemelo e vi chiamerò per scusarmi, perché se siete arrivati a leggere fino a qui mi volete proprio bene.

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