In attesa dei nostri amici, ci siamo fatti un bagno. Il primo della stagione, al mare. Dopo essere usciti dall’acqua Giovanni si è seduto con i gomiti appoggiati alle ginocchia, la testa bagnata curva in avanti, la schiena coperta dall’asciugamano blu. Lo vedo di spalle, che pensa.

Quando la testa di uno di nove anni è occupata in pensieri, non sai mai cosa aspettarti. Potrebbe essere che ti chieda il parere su un giocatore di calcio di cui non hai mai sentito parlare, come il senso della vita. In macchina nello stesso discorso si è stupito del fatto che non conoscessi il nome dell’allenatore del Chelsea e mi ha fatto domande sulla storia di Adamo ed Eva. Io so poco o nulla di entrambe le situazioni e sempre meno posso vendermi competenze che non ho.

Lui fa cadere gocce d’acqua sulla sabbia: quelle diventano minuscoli agglomerati più scuri, che cerca di afferrare. Pian piano capisce come fare, sono delicati e inconsistenti, inafferrabili. Poi mentre lo osservo arriva la domanda: “Se la mia scuola avesse anche le medie, mi mandereste lì?”. Il problema non si pone: la sua scuola non ha le medie, ne cercheremo un’altra. Se ne parla tra due anni, comunque. Faccio qualche domanda io, fino ad arrivare al nocciolo del problema: “E se incontro i bulli?”. La sua scuola la conosce, lì non ce ne sono, quindi capisco la prima domanda: sarebbe tutto più semplice se si potesse continuare senza rischiare. I libri tipo “Scuola media: gli anni peggiori della mia vita” lo divertono ma evidentemente stanno incutendo un po’ di strizza.

Cerco di tranquillizzarlo ma non trovo risposte convincenti, né adeguate. Mi rendo conto che mi mancano sempre più risposte, col passare degli anni. È facile con le prime domande: come fa il maiale? esiste Babbo Natale? perché facciamo pipì? che vuol dire pedissequamente? Ora che mi chiede come comportarsi con un bullo, mi rendo conto che la risposta è più delicata e potrebbe fare la differenza.

Mentre rifletto, gli amici sono arrivati e in un attimo lui è già di nuovo in acqua che si passa la palla con loro. Ecco che la risposta me l’hai data tu. Forse la differenza la fa il fatto di avere buoni amici intorno, oppure no. I bulli colpiscono preferibilmente chi è solo, difficilmente si mettono contro un gruppo. Circondati di buoni amici, mi verrebbe da dirti, ma sei già lontano con altri pensieri. Ci rifletto meglio e te lo dico in un altro momento, ma senza rivelare che le cose inizio ad impararle io da te, come il nome dell’allenatore del Chelsea.

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