Da qualche settimana Giovanni usa questa esclamazione: “BUFU”. La usa quando fa un goal, quando fa punti ad un videogioco, quando qualcosa va nel verso giusto. Praticamente, nel suo vocabolario, è un DAJE romanesco.
Quando un cuginetto più piccolo ha chiesto “perché Giovanni dice sempre bufu?”, gli ho risposto che è una parola che usano tra amici, che non ha un particolare significato, un gioco tra di loro. Mi sbagliavo.

Ho chiesto a Giovanni cosa vuol dire e non me l’ha saputo spiegare, ma dice che l’ha sentito da un amichetto a scuola, che a sua volta l’ha sentito da uno youtuber. Tra i compagni di classe alle elementari sembra piuttosto diffusa.
In realtà se cerchi su Google la parola, trovi contesto, applicazioni, etimologia. Trovi le magliette con la scritta, i gadget, le canzoni. Bastava cercare, iniziare a pensare che tuo figlio sta in un mondo molto più globalizzato del tuo.

B.U.F.U. vuol dire “By Us Fuck You” (per noi puoi andare a quel paese) e non so nemmeno se in inglese sia corretto. L’ha coniata un gruppo “trap” di Roma, come risposta a degli “haters” che avevano fatto un “dissing”.
Ecco, comincia lo spaesamento. Quando capisci il 30% di quello che leggi o ascolti, o sei diventato imbecille, o sei diventato troppo vecchio. O sei fuori contesto.

Ora, pare che la parola sia diventata sinonimo di “essere inutile”, ma anche “cretino”, “pirla”, insomma quella roba lì. Quindi, se uno in un videogioco sconfigge un avversario, usa “bufu” per infierire ulteriormente su chi ha perso (“non sei capace a ‘ffa un cacchio, tiè”), ma per fortuna Giovanni e i suoi coetanei, pur usandolo nel contesto giusto, l’hanno interpretato in modo diverso, perché lui mi conferma che è sinonimo di daje. Un equivoco continuo in cui c’era dell’equilibrio scricchiolante.

Leggo che i giovani studenti più grandi, quando non fanno “skip” (fare sega a scuola), ci apostrofano anche i professori, con bufu. Sui social le parole diventano un brand, un trend topic, un hashtag, fanno community e generano meme.

Penso a quando Giovanni sarà adolescente e capirò il 20% di quello che dirà, o non dirà affatto. Quando farò fatica a capire i muggiti che mi verranno concessi.
Iniziare a farsi un vocabolario è inutile: certe parole vanno e vengono più in fretta di una canzone di Rovazzi, fra qualche anno saranno assolutamente prive di significato.

Però un promemoria me lo faccio, per quando Giovanni indosserà un cappello con una scritta sconosciuta: nessuna parola è priva di significato, che tu lo conosca o meno.
Enjoy.

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