Tra i tanti modi di usare i social network, ce n’è uno che guardo sempre tra l’infastidito e il divertito. Si trova soprattutto su Facebook, perché è il social più popolare, nel senso che è frequentato dal popolo tutto. E tra questa folla-pubblico potenziale, a leggerti può esserci anche chi vorresti o non vorresti ti leggesse. Così dici e non dici. Parli ma non parli. Che poi alla fine hai parlato. Ma non hai detto.

Come guardarsi allo specchio e sfogarsi con qualcuno che t’ha fatto proprio imbufalire, ti sfoghi per qualche minuto, ne dici di tutti i colori e poi va un po’ meglio. Ma poi lo specchio, gli altri, lo trovano pieno di sputi.

Si fa così: ci si rivolge al “voi” e si lanciano accuse terribili, minacce pesanti, ultimatum, giudizi inappellabili. Si deride impietosamente. “C’avete la faccia come il culo”, ad esempio. E basta, punto, va bene così.

Dopo lunga e approfondita ricerca sono riuscito a risalire all’ideatore, ed ideologo, di questo stile di scrittura, con fatica sono riuscito a contattarlo e a farmi concedere un’intervista. È lui ad aver scritto, il 1 aprile 2008, proprio questo status (“C’avete la faccia come il culo”), e ad aver incassato più di 120.000 like solo nelle prime 24 ore. Oggi quel messaggio viaggia sui 54 milioni di condivisioni e 32 milioni di like, una cifra stratosferica, soprattutto se pensiamo che si tratta di una frase di appena 6 parole.

Giustino Nondetto, 43 anni, sposato, con prole, impiegato. Lei è un vero guru per i frequentatori dei social, un punto di riferimento per un pubblico sempre più vasto. La domanda che non riesco a tenermi è: con chi ce l’ha? A chi si rivolge?
GN: Non ti preoccupare, lo so io. E lo sa pure chi deve saperlo.

Va bene, ma nessuno è mai curioso di capirne di più? Di scoprire cosa la spinge a pubblicare un’invettiva?
GN: Certo, ogni tanto qualcuno chiede “Che è successo”, oppure “Che t’hanno fatto” e lo mette nei commenti. Ma qui i casi sono due.

Cioè?
GN: Se è un mio amico, gli rispondo vagamente. Una roba tipo “Cose grosse, poi ti dico”.

E poi glielo dice?
GN: No, il più delle volte ci dimentichiamo tutti e due. 

E il secondo caso?
GN: Eh, in quel caso se qualcuno fa domande vuol dire che c’ha la coda di paglia.

Quindi sarebbe meglio non chiedere?
GN: Fai tu. Infatti la maggior parte non chiede, partecipa. 

In che modo?
GM: Faccine, like, cuori, un po’ di tutto. Qualcuno commenta “Grande”, “C’ha raggione” (con due “g”, ndr).

Geniale. In quel modo si schierano dalla sua parte e sono tra quelli che l’invettiva la mandano, non la ricevono. Non ci avevo mai pensato. Ma ci sarà un destinatario, in tutto ciò.
GN: Ancora!? Non ti preoccupare che a me mi leggono tutti, pure quelli che non sono miei amici su Facebook. Infatti quei messaggi li metto come pubblici, non ristretti agli amici. Anzi lo sa che qualche volta la cosa nasce proprio come un divertimento tra amici? Che ne so, magari in piazza parliamo di Tizio o di Caio e ne diciamo di tutti i colori. Lo sappiamo noi, di chi stiamo parlando. Ma poi continuiamo sui social la discussione, e ci capiamo tra di noi. E il loro silenzio è assordante.

Ma il loro di chi?
GN: Dei destinatari.

Ma se non lo sanno di essere loro?
GN: Lo sanno, lo sanno. Avoja se lo sanno.

Ma mi scusi, io qui leggo tra le sue frasi più condivise questa: “È quando vi ho visto ridere con la gente di cui sparlavate che ho capito chi eravate”. Questo è un messaggio chiaramente rivolto a qualcuno, ci terrà che arrivi al destinatario?
GN: Beh ma mica posso fare nomi e cognomi, siamo sempre su un social network, lo leggono tutti. Vuoi che mi metta a litigare col collega del quinto piano? Vuoi la guerra aperta? Aho io in questo paese ci devo vivere tutti i giorni, anche fuori da Facebook, purtroppo. E sottolineo purtroppo.

Ah quindi si tratta di lui… del collega del quinto piano. E ora non ha paura a dirlo?
GN: Che c’entra, siamo su un blog, qui non lo legge nessuno.

Ok, ma così non è un po’ falso pure lei? Che al collega del quinto piano lo saluta col sorriso quando lo incontra e poi gli manda le frecciatine sui social?
GN: Ma io condivido un sentimento, poi gli altri lo fanno proprio e lo condividono con gli altri a loro volta, i social sono fatti per questo no? Che ne so, così mi avevano detto. Non è così?

Aspetti, adesso mi sta confondendo… Forse sì, ma non c’è il pericolo dell’effetto graffitaro? Con un enorme muro tutto sporco e senza senso?
GN: È così che funziona, mio caro, rassegnati. Mio cugino domani mi apre pure una pagina in cui pubblicherò frecciatine a cadenza regolare. Dice che c’è mercato. Dice che prima o poi qualcuno se ne accorge, di tutte queste condivisioni, e ci faranno fare un libro in cui raccogliere le migliori. E poi le t-shirt. E se tutto va bene mi invitano pure in tv a parlare della mia storia.

Oh, se succede non si dimentichi di noi, che le abbiamo richiesto la prima intervista esclusiva!
GN: Chi nasce tavernello non muore champagne.

Amen.

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